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by Aldo Anchisi Aldo Anchisi Nessun commento

Dialoghi Minimi sulla Finanza #1: che odore ha il denaro?

Riflessioni alla partenza di un progetto di comunicazione a cui il sottoscritto crede fermamente. Partiamo con due immagini e facciamoci una domanda. Cosa accomuna una danza macabra medievale, con un bagno ristoratore di Zio Paperone nelle monetine da 10 cents?

La prima immagine ci comunica che tanto, alla fine dei nostri percorsi, saremo prima o poi tutti danzatori insieme a Sorella Morte in un democratico girotondo: bambini, pellegrini, mercanti, nobili, plebei. Tutti uguali, davanti alla Grande Livella nonostante la quantità di denaro che avremo potuto accumulare durante una breve o lunghissima vita. Totò docet.

La seconda immagine ci racconta invece che accumulare ricchezze è importante e fonte di gioia, e che il possesso del denaro ci rende felici. Nuotarci addirittura dentro: l’ambizione di ognuno, ricco o povero che sia.

Ora, sono convinto che entrambi siano approcci limitati; perché ambedue ci fanno credere che il denaro abbia un valore di per se’ stesso, autonomo rispetto agli oggetti che con esso si possono comprare. Niente di più falso.

Il denaro non è “sterco del demonio” come si diceva intorno all’anno mille, e come confuta il filosofo Massimo Fini nel suo saggio omonimo del 1998. Il denaro è una creatura umana, nato cioè dall’uomo per facilitare gli scambi e passare dall’economia del baratto a qualcosa di più evoluto.

“Finanza” è un termine che proviene dal francese e significa “finire”. La finanza rappresenta cioè l’atto con cui si chiude un’operazione commerciale, o economica in senso lato. Quindi la finanza è il regolamento monetario di qualcos’altro, e siccome il pagamento si fa col denaro, Denaro e Finanza sono entrambi un mezzo, e non un fine.

Nelle mie riunioni con clienti e nei miei salotti finanziari racconto sempre a tutti proprio questo: che, nei millenni trascorsi dall’invenzione del denaro noi uomini ci siamo dimenticati del valore “vero” del denaro scambiandolo con la sua finalità: quella di essere il mezzo per misurare e poi regolare un acquisto, ovviamente di un bene o di un servizio.

Quindi pecunia non olet, ha ragione il detto. Ciò che lo fa puzzare è qualcos’altro, per esempio un eccessivo valore del denaro e della finanza che in qualche modo lo rappresenta, oppure un loro uso difforme da quello del libretto di istruzioni; il che, come noto, fa decadere sempre la garanzia.

La Finanza regola l’Economia, ma non E’ l’Economia. E’ l’economia, invece, che regola lo scambio di prodotti e quindi la realizzazione di progetti, sogni, ambizioni. La finanza agevola tutto ciò, ma non può mai sostituirvisi.

Dal credere che la finanza sia un fine discendono i peggiori mostri del nostro tempo: l’uso sempre più intenso e fuori luogo della leva finanziaria e di altri strumenti finanziari complessi come i derivati (ne parleremo su queste pagine, tranquilli). I mostri, le bolle speculative, le crisi borsistiche, i cigni neri (anche di tutto ciò, parleremo).

Un mondo che piano piano si è staccato dal Reale, dal piano in cui si pianificano i desideri e li si realizza; per elaborare un mondo di Numeri astratti dalla vita, di strumenti che si auto-alimentano, di considerazioni ragionamenti studi che sempre di più diventano astrazione.

Faccio il Consulente Finanziario, e il mio lavoro è aiutare le persone a ritrovare il mondo vero, quello della pianificazione, senza cadere nelle trappole del mondo finto, quello della Finanza con la maiuscola. Togliere la maiuscola alla finanza, ecco il mio personale progetto professionale, il mio modo di fare questo mestiere che secondo me potrebbe essere il più bello del mondo.

Si tratta di riuscire a semplificare ogni argomento senza perdere la bussola del buon senso,  rendendo facile – friendly, dicono gli anglofoni – l’approccio a uno strumento che, se vuole, può essere intrigante e a tratti addirittura divertente. Questa è la premessa di questa idea che ho voluto chiamare “Dialoghi Minimi sulla Finanza”. Non soltanto perché “punta al minimo” e non al massimo, a quello che chiamiamo da tempo – con un’accezione per fortuna positiva e non ghettizzante – Calcolo della Serva. Ma anche perché sono riflessioni che vogliono essere dialogo, dove non si perda mai di vista che c’è un interlocutore, che non diventino mai un gioco intellettuale e restino quello che sono, un’esigenza di vita.

Chè la Vita – questa sì, con la maiuscola – ci conduce attraverso sogni, desideri, obiettivi che necessitano di una  progettualità che non tutti abbiamo, che non tutti abbiamo il tempo di coltivare perché siamo occupati appunto a vivere e lavorare e amare a inventarci altre ansie; e di una progettazione che aiuti gli obiettivi a trovare una fonte di finanziamento.

Non nuoteremo, allora, nelle monetine di Zio Paperone, ma piuttosto nei mari, piscine e tinozze dei nostri sogni. Non ci presenteremo perciò alla danza macabra recando zavorre inutili, ma portando con noi un unico bagaglio: una vita trascorsa in modo pieno e sereno, e la serenità per i nostri cari. Mica male, come proponimento.

Fine della premessa, e via con la promessa. Dalla prossima, si comincia a chiacchierare seriamente.

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